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martedì, 13 maggio 2008,10:10


    da "L'equazione" di Giorgio Gaber

Che a complicare il tutto, ultimamente, siam bravi un bel pò.
Come se il resto, di suo, non lo sia già abbastanza.
Come se quella fune, lì, non sia intricata già a sufficienza.

Non li so i motivi.
Li ho cercati.
Non ci sono, mi sa.
Almeno credo.
Almeno spero.

Faccio fatica a pensare che sia davvero colpa mia.
Faccio fatica a pensare che avrei potuto davvero farne a meno.
Faccio fatica a pensare che avrei potuto davvero rimanerne fuori.

E adesso provo un pò a semplificare.
Senza nessuna garanzia.
Senza nessuna voglia.


...e alla fine x = 472.827.324
fratto radice quadrata di 87.225.035 + c
...e ora prova un pò a semplificare!!!

venerdì, 09 maggio 2008,14:27

- Ti faccio un pò di latte? -
- Eh? -
- Ti faccio la zuppetta? -

Poi, per un attimo, quel volto cambia.
Gli occhi sembrano riprendere lucidità.
Gli occhi sembrano smettere di chiedersi.
Un breve, intensissimo, istante.

- Si, ma non tanta -

Allunga una mano.
Quasi a volerla tenere li.
Quasi a volerla abbracciare un pò.

- Ti dò una mano? -
- Eh? -
- Ti dò una mano? -
- No, no... stai lì -

Poi gli occhi si abbassano di nuovo.
Tornano gli sguardi persi nel vuoto.
Tornano le parole gettate come fossero dadi.
Tornano i gesti sbagliati, gli insulti e i vaffanculo.

Finisce l'istante.
Finisce la lucidità.
Finisce la magia.
Rimane l'amarezza.
Rimangono dubbi, domande e perchè.

Demenza senile, han detto quelli bravi.
Alzheimer, han detto quelli che volevan farsi capire.
E ti chiedi come cazzo può succedere.
E ti chiedi come cazzo si fa.
E ti chiedi.

lunedì, 05 maggio 2008,11:34

La lampada se ne frega di tutto il resto
Se ne frega degli occhi e dei respiri che son passati di lì
Di quelli che dovrebbero sapere e invece no
Di quelli che potrebbero sapere e invece no

La lampada se ne frega di un weekend e di tutto quel correre
Se ne frega che il volume fosse davvero così alto
Se ne frega che neanche stavolta s'è riusciti ad andar dritti
Che neanche stavolta la direzione sia stata una ed una sola

La lampada se ne frega anche del contorno
Di mobili, utensili, quadri, zerbini, libri e riviste
Se ne frega di tende, chiodi, ante, sportelli e librerie
Di cornici ancora vuote e di lenzuola e quadri troppo rossi

La lampada se ne frega anche di quello che non sa
Dei cuscini troppo bassi, del tè, di cinquantuno e centododici
Se ne frega di quello che neanche loro, i cuscini, hanno visto
Di quello che neanche loro, i cuscini, hanno potuto vedere

La lampada se ne frega e tutto sommato fa pure bene
Lei che ora ha le sue tre lampadine da quaranta watt
Lei che ha smesso di chiedersi perchè nessuno l'accendeva mai

Lei si
Lei che ha smesso di chiedere
Lei che ha smesso di chiedersi

mercoledì, 30 aprile 2008,11:45

Ma io ti sento sempre accanto anche quando non ci sono
Io ti porto ancora dentro anche adesso che sono un uomo


E poi va a finire che ti organizzi da te
Che il cuore te lo riempi a tuo modo
Che lo squarci a metà, che qui non ci si fa male
E ci metti dentro quello che sai
E ci metti dentro quello che puoi
Perchè lì, uno spicchio di sole ci sarà sempre
Perchè lì, un posto per me, ci sarà sempre


Ciao mamma, ciao... domani vado via
Ma se ti senti troppo sola allora ti porto via
E vorrei. vorrei... saperti più felice
E vorrei, vorrei... dirti molte più cose


Roma, ThePlace, 29AprileDuemilaOtto

lunedì, 28 aprile 2008,10:57

Niente terrazza, stavolta.
Niente parole regalate al vento.
Come se le altre, di volte, lui avesse saputo che farne.
Perchè stavolta non ce n'era bisogno.
Così, s'è archiviata il caso, in un sms a chiusura.

E che forse era davvero così.
Nonostante i nodi da sbrigliare.
Nonostante quella superficialità solo apparente.
Perchè poi, in fondo e come sempre, ce n'è di più.
E leggere tra le righe alle volte non viene facile.
Anche se qualcuno lo sa fare.
Qualcuno tra le mie di righe ci sa leggere meglio di altri.

Resta l'abbuffata, il vento e soprattutto il vino di Ariccia.
Restano quei due occhi grandi ed una pancia magica.
Resta Roma di notte e le guide turistiche improvvisata.
Resta Piazza Navona, i sorrisi, la sangria, la sangria, la sangria.
Resta il bagno già rotto e gli abbracci che mancavano da un pò.
Restano i discorsi di vento, satelliti e pezzi d'asfalto da correre.
Ed intorno tinte d'arancio.
Che per la prima volta si.
Per la prima volta mi sento davvero a casa mia.

Restano, a chiudere, quegli occhi lì.
Resta, a chiudere, quell'immagine lì.
Perchè lei sapeva.
Perchè lei sa.

<< Sei stato bravo. Non era mica facile. >>

Sorrido. Come se lo fosse stato.
E invece no.
Invece non lo è stato.
Anche questo.
Anche questo, lei lo sa.

lunedì, 21 aprile 2008,13:00

Che ci starebbe bene un post stile spot MasterCard.
Ad elencare un pò di robe ed un pò di prezzi.
E metterci questa, in fondo, a spiegare che non ce l'ha.
Anche se poi, un prezzo, e nemmeno tanto basso, ce l'ha avuto.
A dimostrazione che l'altezza non è proporzionale al costo.
A dimostrazione, però, che certe soddisfazioni valgono di più.

E allora penso forte.
Penso forte perchè non riesco a farne a meno.
Nonostante il tempo.
Nonostante abbia ormai smesso di piovere.
Nonostante tutti i luoghi comuni.
Nonostante l'acqua passata.
Nonostante porte, portoni e VedraiDaniè...

Si chiama TatamiBed.
Altezza da terra diciannovecentimetri.
Altezza da terra, insomma, caviglia piena.
Che non c'ho ancora sbattuto.
Ma capiterà.
Si che capiterà.
E poi tutti, in fila, a dire IoTeL'avevoDetto.

E allora penso forte e sorrido.
Perchè, forse, non sarebbe andata così.
Nell'altra versione, intendo.
Nell'altra strada, intendo.
Perchè questa, di strada, è fatta così.
E' fatta di altri sapori.
E' fatta di altri colori.
E' fatta di me.

martedì, 15 aprile 2008,10:17

Roma pe' me è come quanno te chiedi "Ma che è l’amore?"
Che voresti dì tante cose e nun trovi mai le parole
E' 'na mamma premurosa che t'aiuta quanno c'hai bisogno
E' quanno ar mattino lei te sfiora e capisci che nun era 'n sogno

Roma pe' me è 'n cielo privato 'ndò volano tutti li pensieri mia
Quelli più belli e quelli che 'nvece nun vonno mai annà via
E' tutte le vorte che dici "Ma perché nun c'ho pensato prima?"
E' 'na stella 'n mezzo a tant’artre, che però te pare più vicina
    
Roma pe' me è 'n firm de quelli senza tempo
Quelli che li guardi dumila vorte e nun sei mai stanco
E' 'na brocca d'acqua quanno stai morto assetato
E' la campanella, che te sarva se stai p'esse 'nterogato

Roma pe' me è 'na risposta a 'na domanda che nun sa nessuno
E' 'na saccoccia piena de sogni e speranze, piena de futuro
E' 'n bacio che nun t'aspetti, mentre te batte forte 'r core
Quanno de Roma te rimane er profumo
Quanno de Roma te rimane er sapore

giovedì, 10 aprile 2008,12:38

ThePlace, Roma, 9 Aprile
Semifinale City Music Lab
http://www.theplace.it


Che io, lì, non c'ero mai stato.
Che io, in mezzo a quei cubi rossi e neri, non c'ero mai stato.
Nonostante gli inviti di chi diceva che valeva la pena.
Nonostante le occasioni da cogliere e invece no.

E finisce che mi rilasso a sentire della musica nuova.
E finisce che mi diverto a sentire della musica nuova.
Enjoy, dicono gli inglesi.
Che come verbo rende parecchio di più.

Che poi, bytheway, uno di quelli lassù proprio sconosciuto non è.
E non è tanto il fatto che lassù sembra proprio uno di *loro*.
Non sono nemmeno tanto le storie di sacrifici e ricompense.
E nemmeno quelle più banali che *anvedi io lo conosco*.
E' questione di traiettorie, bivi e direzioni.
Che alle volte se ne vanno per i fatti loro.
Come palline impazzite.
Ed altre volte no.
Altre volte, per fortuna, no.

Poi il concerto finisce e rimane il resto.
Con le lancette che se ne fregano.
Con le lancette che vanno avanti.
Con le lancette che ti chiedono se sei davvero sicuro.
Vado avanti pure io.
Sorrido. E vado avanti pure io.

lunedì, 07 aprile 2008,12:11

A valle di un weekend che avrebbe potuto
A valle di un weekend che avrebbe dovuto
Che Kikkko a Dublino ormai non fa più notizia
E poco importa se un pò, stavolta, dovrebbe farla

Perchè poi alcune cose rimarranno
Un libro, un cuscino, un ponte e un castello
Un mondo colorato del solito arancione, che lo sapevi
Un mondo colorato in un verde che no, quello non lo sapevi

E allora cambio profilo
E allora cambio modo d'uso
Silenzioso, poi Riunione
In attesa di capire qualcosa di più
In attesa di sbrogliarne almeno un pò, di quella matassa

Che fa un pò effetto CalcioBalilla da bambini
Quando qualcuno tirava tutte le palline insieme
E tutti i movimenti che avevi imparato sparivano
E iniziavi a muovere i giocatori più veloce che riuscivi

Ogni tanto sentivi un rumore metallico
Ogni tanto sentivi di aver fatto gol
Alla fine, però, non si sapeva mai chi aveva vinto
E la somma dei gol dichiarati era sempre troppo alta
Sempre troppo più alta del numero delle palline
Eppure tutti, convinti, a sostenere d'aver vinto

Decisamente
Fa molto effetto CalcioBalilla
Da bambini

martedì, 01 aprile 2008,19:41

Someday I'm going to stay, but not today...

Mi sa, stavolta, il volume era alto un bel pò.
E le orecchie fischiano ancora.
E le orecchie fan quasi male ancora.
Che i vicini grugniscono e si lamentano un pò.

Mettici il Colosseo, di notte, due volte.
Mettici due Guinness, divise bene o male.
Mettici un paesino sperduto e delle rocce strane.
Mettici l'acqua calda e l'aria fredda, intorno.
Mettici piastrelle di coccio e traiettorie da imparare.
E mettici un bancomat che prova a rovinare tutto.
Che sembra riuscirci.
E invece no.

E ti verrebbe da rallentare.
Perchè potresti e perchè dovresti.
Ma non c'è tempo.
Non c'è tempo neanche per quello.


E un cd, nuovo, da caricare sul KikkkoPod
E un cd, nuovo, atteso da un pò

Anyway, this change I've been feeling
Doesn't make the rain fall
No big differences these days
Just the same old walkways
Someday I'm going to stay, but not today...
("Walkaways", Conting Crows)


venerdì, 28 marzo 2008,09:25

Di quei post che scrivi e poi pensi che è presto.
Finchè un un giorno no,un giorno non lo pensi più.
Disinstallazione completata. Riavviare il sistema



But if you wanna leave, take good care

I hope you have a lot of nice things to wear
But then a lot of nice things turn bad out there
(Cat Stevens, "Wild world")


C'erano le risate. E ce n'erano proprio tante
C'erano canzoni e film, sempre troppo diversi
C'erano rum&coca e bicchieri di vino rosso
C'erano rum&coca e bicchieri di troppo
C'erano le attese al freddo, fuori dai locali
C'erano le attese al freddo, prima di entrare in macchina
C'erano le attese al freddo e basta

C'era la voglia di dividere e crescere
C'erano la partite, che non s'arrivava mai in tempo
C'erano il solletico, i nani in giardino e le stelle
C'era il mare
C'era la neve
Qualche volta entrambi
Qualche volta nessuno dei due

C'erano respiri e vetri appannati
C'erano dubbi, domande e comecazzosifà?
Cera il televideo: pagina duecentoventuno
C'erano ritmi lenti e riposati
C'erano concerti vissuti voluti o trascinati
C'erano caselli, dogane e libri mai letti
C'erano ristoranti dai nomi sbagliati
C'erano autogrill, redbull e pupazzi giganti
C'erano tappeti e palline maleducate
C'erano le scintille, ogni volta che NonMiVaMaDevo
C'erano occhi lucidi e braccia spalancate

C'era un costume, quando carnevale era già finito
C'erano liste, nomi, rimproveri e QuestoProprioNonVa
C'era poi un foglio strappato e una lacrima da corsa
C'erano promesse, progetti e sogni da corrida
C'erano quelli bravi, quelli che sapevano già tutto
C'erano quelli che IoTeLavevoDetto

C'erano le parole sbagliate
C'erano le reazioni sbagliate
C'erano i modi sbagliati
C'eravamo noi, sbagliati
C'eravamo noi
C'eravamo


A chiudere. Che tempo fa, scriver di queste robe avrebbe fatto male. Avrebbe fatto male un bel pò. A conservare. Come un quaderno delle elementari con le prime moltiplicazioni in colonna. A mantenere. Che la ferita è andata ma la cicatrice resta. E la prima fa male. La seconda no. La seconda finalmente no.

martedì, 25 marzo 2008,10:15



E guardo avanti le candele accese...
("Candele", di Costantino Kavafis)


E poi fai due conti e finalmente il totale è fatto di un bel pò di cifre
E sorridi, compiaciuto, nel pensare che quei numeri li hai fatti tu

Passando per quei muri, arancioni proprio come li avevi immaginati
Passando per candele, tavoli improvvisati, calici e lenzuola rosse
Passando per un pò di Guinness fatte di motivi e consistenze diverse
Passando per un sorriso, lucido, proprio come te l'immaginavi
Passando per un "YouLookLikeDifferent" che non t'aspettavi
Passando per gli sguardi di chi non chiede ma fa capire
Passando per le parole di chi non si fa capire eppure chiede

E nel frattempo quel quadro iniziato tempo fa inizia a colorarsi
Tra tinte asimmetriche, disunite e nemmeno tanto razionali
Tra accostamenti di colori che non han pretese d'esser coerenti
Tra accostamenti di colori che a loro agio non ci sanno proprio stare

E ti riviene in mente chi ti diceva VediCheèMeglioCosì
E ti rivengono in mente quelli che volevano saperne più di te
E continui a credere, anche ora, che quei discorsi avevan poco senso
Anche se inizi ad ammetterlo, di nascosto e sottovoce
Che forse si... Forse c'avevano ragione loro

mercoledì, 19 marzo 2008,15:04

Che poi, oggi, sarebbe la festa del papà.
Ed allora fa sorridere, ancora di più.
Come quel mio non saperci stare, lì dentro.
Come quel mio non saperli più ascoltare.
E chiamala ribellione e voglia di non starci.
Chiamala immaturità e incapacità di capire.
Io, grazie, non ci riesco a dirlo.
Io, speriamo, non ci riesco a dirlo.
Io saluto a modo mio.

E non me ne voglia nessuno.
Non me ne voglia chi ha guardato male.
Non me ne voglia chi s'è chiesto il motivo.
Non me ne voglia chi ha ipotizzato confronti.
Che i paragoni non reggono mai.
Neanche stavolta.
Soprattutto stavolta.

Muovi le spalle, Daniè... Non è difficile...
Muovi le spalle, Daniè... Vedi io comincio a riuscirci...
Muovi le spalle, Daniè... Ogni mattina, cinque minuti...

E mi ritrovo di nuovo a chiedermi se davvero c'è un disegno.
E mi ritrovo di nuovo a chiedermi chi è che usa pennelli e colori.
Se ha studiato troppo poco o se solo dipinge un pò distratto.
Che il quadro è macchiato, sbavato, storpiato, impasticciato.
Eppure, tutti insieme, in file ordinate, a dire quant'è bello.




It's something unpredictable,
but in the end it's right.

I hope you had the time of your life.
(GreenDay, "The Good Riddance")


Ciao Albè!

venerdì, 14 marzo 2008,08:46

Lei le disse "che il viaggio sia buono"

Lui rispose, soltanto, "lo sarà"
("Qualche splendido giorno", McR)



E poco altro da aggiungere
Se non di storie, trecce, coincidenze e sorrisi scostumati
Se non di mare mosso, stelle allineate e Guinness rannichiate
Se non di telefoni nuovi e cifre che van via senza neanche salutare
Se non di fiumi e ponti semilucidi da attraversare
Senza guardare giù
Senza guardare più giù

martedì, 11 marzo 2008,10:35

A Madrid c'era il sole, tanto per cominciare
C'erano un bel pò di sorrisi, sparsi a caso per le vie del centro
C'erano passeggeri chiacchieroni e passanti incuriositi
C'era Starbucks e i caffè lunghilunghi a far finta fosse Dublino
C'era Pans, ChiNePrendeUnAltroaMetà e IoNoIoNeVojoUnoIntero

A Madrid c'era il sole, che qui mi han detto non c'era
C'erano i tunnel della metro e GuardaQuella e GuardaUnPò
C'era PuertaDelSol, CalleArenal, la Latina e il BuenRetiro
C'erano i locali fatti di troppo fumo e tantatanta gente
C'era Arturo Sorìa e quell'accento che si spostava sempre
C'era il letto basso a una piazza e mezza, manco l'avessero saputo

A Madrid c'era il sole e meno male che a Toledo pure
C'erano scale infinite, ponti, scalinate e salite ripidedispettose
C'era un bambino con la maglia arancio e il mio nome sulla schiena
C'era una paella da corsa, scongelata di nascosto e cucinata male
C'era una panchina, e pensieri e ricordi che non bruciano più
C'era TeLaFinisciCoStiMessaggi e tutti i CheTiFregaPoiPassa

A Madrid c'era il sole e forse un pò me l'aspettavo
C'era il SantiagoBernabeu, il Real e un rigore inventato
C'era un lago, un nome indovinato e SeeYouLaterInRome
C'era una foto che proprio non avresti detto e che fatichi a rivedere
C'erano le risate e per fortuna ce n'erano davvero tante
C'erano due tazze arancioni, a chiudere la lista movimenti
C'era un aereo, quello di ritorno, e una valigia troppo grande



A Madrid c'era una spina staccata che forse neanche serviva
A Madrid c'era un mondo in pausa che forse neanche serviva
A Madrid c'era un altro pezzo di una promessa vecchia di due anni
Questo si, questo serviva

giovedì, 06 marzo 2008,09:00


Datemi ragione ho solo un' opinione

Potrei darvela indietro in cambio l'illusione
Che stiamo giocando, che ci stiamo amando,
Che continua se io conto fino a tre...
("1,2,3 Stella", BandaBardò)

Madrid, intanto.
Che sta storia del low-cost alle volte ti frega.
Prenoti un bel pò di tempo prima e non sai.
Prenoti un bel pò di tempo prima e non immagini.
Che poi quasi ti dispiace partire.
Che poi quasi ti dispiace pensare che ti dispiace.

E allora, forzatamente, metti in pausa.
Come s'è fatto, tante volte, per motivi di tutt'altro genere.
Per una volta mi concedo questo lusso.
Per una volta in pausa ci metto un pò di robe così.
Di quelle che mi fanno star bene.
Di quelle che forse ti spieghi pure poco.
E che in fondo, di spiegartele, non c'hai nemmeno voglia.

E allora stop.
Come a UnoDueTreStella.
E che niente e nessuno si muova.
Sennò ci tocca tornare indietro.
Sennò ci tocca ricominciare da capo.

E che niente e nessuno si muova.
Ho detto stella.

martedì, 04 marzo 2008,10:40

Avevo detto non ce ne sarebbero stati altri.
Avevo promesso non ce ne sarebbero stati altri.
Perchè quello, il primo, era nato in una circostanza particolare.
Perchè quello, il primo, non avrebbe mai dovuto nascere.
E perchè *circostanza* non è affatto la parola più adatta.

Questi altri, c'entrano poco e niente.
Questi altri, sono miei e basta.
Questi altri non ce l'hanno una storia dietro.
E tutto sommato, mi piace che sia così.
E tutto sommato, è un bene che sia così.

Anni fa un certo Zamorano, cileno, guidava l'attacco dell'Inter.
Giocava, come piace agli attaccanti, con la maglia numero nove.
Tempo dopo l'Inter comprò Ronaldo, mica uno qualunque.
La maglia numero nove, passò al nuovo arrivato.
E così Zamorano scelse il diciotto.
Ma pretese ci fosse un un piccolo "più" tra le due cifre.
Perchè uno più otto fa comunque nove.

Quindi, due più uno.
Piuttosto che tre.
E per lo stesso motivo.



I wanna feel sunlight on my face

I see the dust cloud disappear without a trace
I wanna take shelter from the poison rain
Where the streets have no name
(U2, "where the streets have no name")


giovedì, 28 febbraio 2008,01:28

E farai a cazzotti con la sveglia, anche domani
Perchè gira che ti rigira di rallentare non se ne parla
E ti ritrovi in un pub troppo irish per non piacerti
E ti ritrovi a bere quella Guinness che avevi previsto
O forse solo una che ci somigliava parecchio

E racconti di materassi volanti e piastrelle suicide
E racconti di caviglie indecise e LongIsland annacquati
E ti osservi raccontarti in un modo che non t'aspettavi
E ti osservi lontano per davvero, da quel mondo lì dietro

E poi ancora progetti, tempo e guardaunpò
E poi ancora cisivede, forse presto o forse no
E poi eviti, d'un pelo, uno che il raccordo non l'ha capito
E allora colori, in arancione, anche 'sto posto qui

lunedì, 25 febbraio 2008,10:15

Arancione.
Che poi, quello giusto, ancora non è.
Ma comincia a somigliarci.
E l'effetto non è sorpresa ma stupisce un bel pò.
E l'effetto non è sorpresa ma emoziona un bel pò.

Nel frattempo weekend.
Con una serata tra libri, vino rosso e Colosseo.
Che, come te, osserva senza chiedere troppo.
Che, come te, osserva senza far troppe domande.
Senza sforzarsi di capire.

E poi le finestre nuove e i sanitari nuovi.
E poi uno due tre e poi cinque sei sette.
E un paio di lacrime che non t'aspettavi.
Che non avresti voluto vedere.
Che non riesci ad asciugare.
E vorresti, almeno un pò.

Un foglietto, a chiusura.
Un foglietto con una data e un orario.
Per disegnare, ancora.
Due volte.
E con tutto un altro significato.

venerdì, 22 febbraio 2008,10:01

E poi finisci per rileggerle, quelle parole.
Finisci per rileggerle, più volte.
Perchè forse quei brividi non ti li aspettavi.
Perchè in fondo, forse, credevi fosse diverso.
Credevi a quella storia delle strade.
Delle strade che vanno in direzioni differenti.
Delle strade che si dividono e buona così.
Che al tempo mica ti ci puoi mettere contro.
Ci si prova, ogni tanto, ma vince sempre lui.
Vince quasi sempre lui.

E poi finisci per rileggerle, quelle parole.
Che in fondo, quella lì, te la sei sempre augurata.
Quando le cose andavano per conto loro.
Quando le cose non andavano per niente.
Quando le cose erano diverse.
Fe-li-ci-tà.
Fa bene, leggerla, tra le righe.
Anche se in mezzo a tanti però.
Anche se in mezzo a tanti chissà.

E poi MatrimonioSoffioSalernoSeiSicurooNo?
E poi DuemilaNoveForseDuemilaDieciForseSi
E poi SeiSicuroNonsiCrescaOppureNo
E poi MusicaCambioVitaCambioCittàSaràBellissimoSi

In bocca al lupo, amico mio.
E raccontami, ogni tanto, cosa succede di là.
Su quell'altra vita.
Su quell'altra strada.

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